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Nome: Francesco Noce
Vivo in germania da 22 anni,e ringrazio Dio di avermi accompagnato in ogni mia impresa. Da poco abbiamo realizzato un grande sogno: Una casa per malati Terminali VIA LUCE, e in ogni difficoltá affrontata in questi anni, andremo avanti perché a farci strada in ogni caso é il nostro Signore Gesú.

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lunedì, 09 novembre 2009

1Giovanni 5

 

PARTE TERZA

LA FEDE IN GESÙ: LE SUE CONSEGUENZE ED IL SUO FONDAMENTO

1Giovanni 5:1-21

Lo scritto di Giovanni non contiene distinzioni ben marcate tra le parti che lo compongono e, quindi, le transizioni tra lo svolgimento di due serie di pensieri avviene per lo più in modo quasi inavvertito. I due primi versetti Del quinto capitolo sono, infatti, da alcuni esegeti, connessi con quel che precede, perchè vi si ragiona ancora dell'amore per i fratelli. Ma, d'altra parte, si sente già qui la nota dominante dell'ultima parte dell'Epistola, cioè quella della fede in Gesù qual Messia e Figliuol di Dio. Di questa fede l'autore espone, in una rapida serie di pensieri le conseguenze ed il fondamento divino.

1Giovanni 5:12. LA FEDE IN CRISTO COSTITUISCE I CREDENTI FIGLI DI DIO E FRATELLI GLI UNI DEGLI ALTRI

'Il v. 1 mostra che il credente, essendo nato da Dio, ama necessariamente il proprio fratello. I due elementi fondamentali della vita cristiana, la fede e l'amore, sono qui presentati nella loro sostanziale unità' (Huther).

Chiunque crede che Gesù è il Cristo è nato da Dio;

In 1Giovanni 4:15, l'autore avea detto: "Chi avrà confessato che Gesù è il Figliuol di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio"; e in 1Giovanni 5:5 dirà: "Chi è che vince il mondo se non colui che crede che Gesù è il Figliuol di Dio?" Per Giovanni, Gesù non potrebbe essere il Messia se non fosse il Figliuol di Dio: e, infatti, come potrebbe egli essere il Profeta, il Sacerdote e il Re perfetto, se non in virtù della sua natura divina? Chi crede di cuore in Gesù quale Messia o Cristo venuto da presso a Dio a salvare, è nato da Dio, è figlio di Dio. Ritroviamo qui il pensiero espresso nel Vangelo Giovanni 1:12-13: "A quanti l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figliuoli di Dio; a quelli, cioè, che credono nel suo nome; i quali non son nati da sangue, nè da volontà di carne, nè da volontà d'uomo, ma son nati da Dio". La fede li unisce a Cristo e li costituisce figliuoli di Dio; ma più che un diritto, essi ricevon una natura nuova, un germe di vita divina che li fa essere, in certa, guisa, partecipi della natura divina, membri effettivi della famiglia di Dio e quindi, fratelli di tutti coloro che Dio ha adottati a figli suoi. Segue la conseguenza pratica:

e chiunque ama Colui che ha generato,

cioè Dio,

ama anche chi è stato da lui generato,

cioè, gli altri credenti nel Salvatore. Se c'è nella famiglia terrestre affetto filiale verso i genitori e affetto fraterno tra i nati dagli stessi genitori, molto più devono esistere simili affetti nella sfera superiore della parentela spirituale ch'è più profonda e più duratura di quella carnale.

2 Da questo conosciamo che amiamo i figliuoli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti.

Altrove 1Giovanni 2:3; 3:23, l'apostolo ha dato l'osservanza dei comandamenti fra cui, principale, l'amore per i fratelli, come segno certo che uno conosce veramente Iddio, ch'è quanto dire: ama Dio; qui invece, egli dà l'amore per Dio e la conseguente osservanza dei comandamenti come segno da cui uno conosce che ama veramente i figliuoli di Dio, cioè i propri fratelli. Da questo fatto appare quanto inseparabili siano l'amor di Dio e l'amor dei figli di Dio. La presenza dell'uno è segno certo della presenza dell'altro; l'assenza dell'uno implica l'assenza dell'altro. Sono, in fondo, uno medesimo amore perchè l'amor per i fratelli rampolla necessariamente dall'amore per Dio di cui sono figli. Chi ama Dio e mostra la sincerità del suo amore coll'ubbidienza ai comandamenti di Dio, deve amar i figli di Dio che son da Dio amati e che son partecipi della di lui natura. Chi ama veramente i fratelli, non li ama per i loro pregi esterni e all'infuori della loro relazione con Dio; ma li ama in Dio, perchè son figli di Dio; li ama, nonostante le loro attuali imperfezioni, per amor di Dio e in vista di Dio. È questo il fondamento più saldo e più duraturo dell'amor fraterno.

3 Sezione Seconda. 1Giovanni 5:3-5. LA FEDE CI RENDE CAPACI D'OSSERVARE I COMANDAMENTI DI DIO E DI VINCERE IL MONDO

Perchè questo è l'amor di Dio: che osserviamo i suoi comandamenti.

Questa osservazione è occasionata dal fatto che in 1Giovanni 5:2, l'autore ha unito l'amor di Dio all'osservanza dei comandamenti. Le due cose non ne formano che una sola; non esiste un amor disubbidiente; i comandamenti danno l'occasione di mostrare che uno ama Dio. Ed aggiunge a mo' d'incoraggiamento:

e i suoi comandamenti non son gravosi.

Per chi ama Dio i suoi comandamenti non han l'effetto di un peso insopportabile da cui uno resta oppresso; ma, come Gesù lo disse Matteo 11:30, sono un "giogo dolce e un carico leggero". Il cristiano ne comprende la giustizia, la santità, l'utilità, la bellezza, il fine buono, ne vede o ne intuisce le conseguenze benefiche; egli impara a "conoscere per esperienza qual sia la volontà di Dio, la buona, accettevole e perfetta volontà" Romani 12:2. I comandamenti di Dio gli son dolci al cuore come il miele al palato e trova gioia nell'osservarli (Salmi 119).

 

 

A domaini


postato da: asco alle ore 20:42 | link | commenti (1)
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domenica, 08 novembre 2009

Dio mi rialza

Se dentro me ho perso la speranza
E sento che certezze più non ho
Non temerò, ma aspetterò in silenzio
Perché io so che sei vicino a me

Mi rialzerai se non avrò più forze
Mi rialzerai, con te ce la farò
Sarai con me nel buio della notte
Mi rialzerai e in alto volerò


postato da: asco alle ore 13:54 | link | commenti (3)
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venerdì, 06 novembre 2009

Il cristiano

(Giovanni 10:1-13)


1 «In verità, in verità io vi dico: Chi non entra per la porta nell'ovile delle pecore, ma vi sale da un'altra parte, quello è un ladro e un brigante; 2 ma chi entra per la porta è il pastore delle pecore. 3 A lui apre il portinaio; le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le sue pecore per nome e le conduce fuori. 4 E, quando ha fatto uscire le sue pecore, va davanti a loro; e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. 5 Non seguiranno però alcun estraneo, ma fuggiranno lontano da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». 6 Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa stesse loro parlando. 7 Perciò Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. 8 Tutti quelli che sono venuti prima di me sono stati ladri e briganti, ma le pecore non li hanno ascoltati. 9 Io sono la porta; se uno entra per mezzo di me, sarà salvato; entrerà, uscirà e troverà pascolo. 10 Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; ma io sono venuto affinché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza. 11 Io sono il buon pastore; il buon pastore depone la sua vita per le pecore. 12 Ma il mercenario, che non è pastore e a cui non appartengono le pecore, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge; e il lupo rapisce e disperde le pecore. 13 Or il mercenario fugge, perché è mercenario e non si cura delle pecore. 14 Io sono il buon pastore, e conosco le mie pecore e le mie conoscono me, 15 come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e depongo la mia vita per le pecore. 16 Io ho anche delle altre pecore che non sono di quest'ovile; anche quelle io devo raccogliere, ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge e un solo pastore. 17 Per questo mi ama il Padre, perché io depongo la mia vita per prenderla di nuovo. 18 Nessuno me la toglie, ma la depongo da me stesso; io ho il potere di deporla e il potere di prenderla di nuovo; questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio». 19 Allora sorse di nuovo una divisione tra i Giudei per queste parole. 20 E molti di loro dicevano: «Egli ha un demone ed è fuori di sé; perché lo ascoltate?». 21 Altri dicevano: «Queste non sono parole di un indemoniato; può un demone aprire gli occhi ai ciechi?».

 

 

In questo stupendo brano della Scrittura possiamo notare alcune particolarità della vita cristiana.Il cristiano entra per la porta, in altre parole sceglie una via ben definita. È una persona che ha conosciuto Gesù che è la porta e avendoLo conosciuto lo accetta decidendo così di immettersi nella via della volontà di Dio.Andando per la giusta via, il cristiano si trova davanti a sé una porta aperta. La porta della salvezza e della realizzazione dell'amore di Dio; la porta della grazia che l'introduce nella presenza dell'Iddio Salvatore.E una volta nella presenza di Dio ode la Sua voce, può ascoltare parole di vita eterna.Il cristiano sa di essere conosciuto personalmente, non sente mai solo ed abbandonato, ha la certezza di trovarsi ogni momento sotto la protezione divina.Il fatto che il Buon Pastore conosca le Sue pecore personalmente per nome, parla del particolare rapporto che intercorre tra un cristiano e il suo Dio. E questo deve spingerci ad amare e servire di più il Signore con più amore ed onore.Il Buon Pastore conduce le Sue pecore andando avanti a loro. Quale meraviglia essere condotti da una tale infallibile guida! Gesù è il buon Pastore per eccellenza, Egli ci ama di un amore tenero e grande. Egli ci guiderà in verdeggianti pascoli e alle acque chete per amore del Suo nome (1).I cristiani,conoscendo il buon Pastore e ascoltando la sua voce Lo seguono e si guardano bene dal seguire lo straniero.Quelli che conoscono Gesù cercano di rimanere costantemente vicino al buon Pastore che li ama veramente, che ha interesse per loro, e li conduce con amore al porto desiderato.

Salmo 23:2,3

 


postato da: asco alle ore 22:07 | link | commenti (21)
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giovedì, 05 novembre 2009

Salvati la vita ... Salvati al monte
(Genesi 19:12-38)

12 Allora quegli uomini dissero a Lot: «Chi altro hai tu qui? Fa' uscire da questo luogo i tuoi generi, i tuoi figli e le tue figlie, e chiunque tu abbia in città, 13 poiché noi stiamo per distruggere questo luogo, perché il grido dei suoi abitanti è grande davanti all'Eterno e l'Eterno ci ha mandati a distruggerlo». 14 Allora Lot uscì e parlò ai suoi generi che avevano sposato le sue figlie, e disse: «Levatevi, uscite da questo luogo, perché l'Eterno sta per distruggere la città». Ma ai generi parve che egli volesse scherzare. 15 Come spuntò l'alba, gli angeli sollecitarono Lot, dicendo: «Levati, prendi tua moglie e le tue figlie che si trovano qui, affinché tu non perisca nel castigo di questa città». 16 Ma siccome egli si indugiava, quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e le sue due figlie, perché l'Eterno aveva avuto misericordia di lui, lo fecero uscire e lo condussero in salvo fuori della città. 17 Come essi li conducevano fuori uno di loro disse: «Fuggi per salvare la tua vita! Non guardare indietro e non ti fermare in alcun luogo della pianura; salvati al monte che tu non abbia a perire!». 18 Ma Lot rispose loro: «No, mio signore! 19 Ecco, il tuo servo ha trovato grazia agli occhi tuoi e tu hai usato grande misericordia verso di me, salvandomi la vita; ma io non riuscirò a raggiungere il monte prima che il disastro mi sopraggiunga ed io perisca. 20 Ecco, questa città è abbastanza vicina per potervi arrivare, ed è piccola. Deh, lascia che io fugga là (non è essa piccola?), e così avrò salva la vita». 21 L'angelo gli disse: «Ecco, io ti concedo anche questa richiesta: di non distruggere la città, di cui hai parlato. 22 Affrettati, fuggi là, perché io non posso fare nulla finché tu vi sia giunto». Perciò quella città fu chiamata Tsoar. 23 Il sole si levava sulla terra quando Lot arrivò a Tsoar. 24 Allora l'Eterno fece piovere dal cielo su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco, da parte dell'Eterno. 25 Così egli distrusse quelle città, tutta la pianura, tutti gli abitanti della città e quanto cresceva sul suolo. 26 Ma la moglie di Lot si volse a guardare indietro e diventò una statua di sale. 27 Abrahamo si levò al mattino presto e andò al luogo dove si era fermato davanti all'Eterno; 28 poi guardò verso Sodoma e Gomorra e verso tutta la regione della pianura, ed ecco vide un fumo che si levava dalla terra, come il fumo di una fornace. 29 Così avvenne che, quando DIO distrusse la città della pianura, DIO si ricordò di Abrahamo e fece allontanare Lot di mezzo al disastro, quando distrusse le città dove Lot aveva dimorato.
30 Poi Lot uscì da Tsoar e andò ad abitare sul monte insieme con le sue due figlie, perché aveva paura di stare a Tsoar; e si stabilì in una caverna con le sue due figlie. 31 Or la maggiore disse alla minore: «Nostro padre è vecchio, e non vi è più alcun uomo nel paese che possa unirsi a noi, come si usa su tutta la terra. 32 Vieni, facciamo bere del vino a nostro padre e corichiamoci con lui; così potremo assicurare una discendenza a nostro padre». 33 Così quella stessa notte fecero bere del vino al loro padre; e la maggiore entrò e si coricò con suo padre: ed egli non si accorse né quando ella si coricò né quando si levò. 34 All'indomani la maggiore disse alla minore: «Ecco, la notte scorsa io mi sono coricata con mio padre; facciamogli bere del vino anche questa notte; poi tu entra e coricati con lui, affinché possiamo assicurare una discendenza a nostro padre». 35 Anche quella notte fecero bere del vino al loro padre, e la minore andò a coricarsi con lui; ed egli non si accorse né quando ella si coricò né quando si levò. 36 Così le due figlie di Lot rimasero incinte per mezzo del loro padre. 37 La maggiore diede alla luce un figlio, al quale pose nome Moab. Questi è il padre dei Moabiti, che sussistono fino al giorno d'oggi. 38 Anche la minore partorì un figlio, al quale pose nome Ben-Ammi. Questi è il padre degli Ammoniti, che sussistono fino al giorno d'oggi.

 

 

Il nostro testo mette in rilievo che Dio non si può beffare. Le Sue promesse sono veraci sia nella benedizione che nel giudizio. L'empietà della città di Sodoma era arrivata al colmo, però Dio non ignorò il giusto e volle liberarlo. L'orecchio dell'Eterno è aperto al grido di quelli che desiderano essere liberati dalla schiavitù del peccato e dal dolore, dalla sofferenza.

 

Notiamo che il primo passo da fare è quello di uscire dal luogo dell'empietà «Salvati la vita», fu l'ordine dato dagli angeli a Lot e alla sua famiglia. L'invito di Dio al peccatore è di uscire per salvarsi. Il mondo giace nell'iniquità e nel peccato, l'uomo ha bisogno di essere salvato e uscire dal luogo dove risiede, che sta per essere distrutto dall'ira di Dio. «Salvati» : è l'invito fatto al peccatore, non guardare indietro, non fermarti!

Dio non solo invita l'uomo a salvarsi, ma ha provveduto la via per la sua salvezza. «Salvati ...che tu non debba a perire» è l'imperativo di Dio. Dove e come salvarsi è la domanda del peccatore. Dio ha provveduto un metodo di salvezza. Per Lot e la famiglia fu di uscire da Sodoma e salvarsi al monte.

Un giorno sul monte Cristo fu crocifisso per pagare il prezzo di riscatto dell'umanità perduta. Sul monte Egli fu crocifisso; con le Sue braccia distese abbracciò in anticipo chiunque sarebbe andato a Lui con fede. È là sul Golgota che si trova salvezza e perdono. Come fu per Lot, che fu liberato dal giudizio, sarà per chiunque che và a Gesù ubbidendo al Suo invito. Allora si troverà al riparo dall'ira e dal giudizio di Dio. Cristo è il Salvatore del mondo, e chiunque va a Lui, troverà sicurezza e pace.

Non guardare indietro, ma corri al monte della salvezza divina. Gesù lo ha provveduto per te, non indugiare, fallo ora.


postato da: asco alle ore 07:22 | link | commenti (13)
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martedì, 03 novembre 2009

Paolo e i problemi di Corinto.

 La Prima lettera ai Corinzi è uno dei testi che compongono il Nuovo testamento, Era indirizzata alla comunità cristiana della città greca di Corinto.

Paolo scrisse questa seconda lettera ai Corinti perché  erano arrivati in quel periodo dei nuovi apostoli, degli evangelizzatori che avevano non soltanto preso le loro distanze dalla persona di Paolo (anziché riconoscerne l'autorità e il ruolo di privilegio nei confronti dei Corinzi, essendo egli il fondatore di quella comunità); ma addirittura erano giunti a contestare la sua autorità di apostolo e di padre della comunità di Corinto.Erano con tutta probabilità giudeo-cristiani  venuti da fuori regione, con delle lettere credenziali che avevano lo scopo di "raccomandarli" presso le comunità in cui si assediavano (in questo caso Corinto): forse avute da Chiese giudeo-cristiane importanti, si presentavano e si definivano "servitori di Cristo"  suoi "apostoli" ostentavano se stessi in modo sfacciato  con tutta probabilità si facevano mantenere dalla comunità stesse si dice che questi apostoli sfruttano i Corinzi.

Paolo si mostra molto duro e severo infatti, polemicamente, insiste sul suo lavoro con cui ha provveduto personalmente al proprio mantenimento senza pesare sui Corinzi: o anche con la comunità di Corinto che li ha accettati e seguiti, anziché metterli al bando e restare fedele al suo fondatore;

« Se infatti il primo venuto vi predica un Gesù diverso da quello che vi abbiamo predicato noi o se si tratta di ricevere uno spirito diverso da quello che avete ricevuto o un altro vangelo che non avete ancora sentito, voi siete ben disposti ad accettare »   ( Seconda lettera ai Corinzi, 11, 4

Paolo negli scritti che compongono l'attuale Seconda lettera ai Corinzi si trovò, come già detto, a lottare contro "falsi apostoli". Essi si presentavano alla comunità di Corinto sicuri di sé, pieni di vanto per le doti e le qualità umane che possedevano, forti anche di doni soprannaturali e carismatici di cui si servivano per attirare l'attenzione delle persone e legare a sé i fedeli di Corinto. La loro immagine era quella di persone particolarmente ricche di "talenti" che passavano di successo in successo nell'apostolato, tanto da mietere continui "trionfi" nella vigna del Signore.Si presentavano dunque ai non cristiani e ai credenti come personalità religiose di primo piano, forti di titoli giuridici o istituzionali e nello stesso tempo sovrumanamente trasfigurate dallo splendore divino visibile sul loro volto. Erano perciò la loro personalità straordinaria che garantiva il messaggio predicato. S'introduceva così nelle comunità cristiane il culto della personalità con tutto quello che ne segue: orgoglio spirituale e superiorità ostentata nei predicatori della Parola di Dio, e nei credenti nasceva conseguentemente una sorta di venerazione pietistica unita a sudditanza servile. La Chiesa finiva per diventare un gregge dominato da capi autoritari e tirannici.

« noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore; quanto a noi, siamo i vostri servitori per amore di Gesù »

Paolo invece mostrava un'altra fisionomia dell'annunciatore del vangelo non predicava sé stesso bensì Gesù Cristo come unico ed esclusivo Signore, essendo la sua parte quella dell'umile servitore:

« noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore; quanto a noi, siamo i vostri servitori per amore di Gesù 

Paolo insiste moltissimo sulla sua personale debolezza, sul fatto d'avere il grande dono del Vangelo «in vaso di creta»  sulle continue sofferenze, difficoltà e insuccessi un duro avanzare nella fatica e nell'umiltà, talvolta anche nell'umiliazione. Il distintivo vero dell'autentico apostolo non è il successo, bensì la chiamata di Dio all'apostolato  e la sua grazia che lo sostiene in ogni momento . L'autentico apostolo rivive in sé la vicenda di Gesù di Nazaret, evangelizzatore, egli pure, accolto e non accolto, crocifisso per la sua debolezza, ma resuscitato dal Padre e reso da Lui sorgente di salvezza per tutti .

Il confronto che Paolo fa tra sé e i "falsi apostoli" non è volto a mettere in luce e in posizione superba di superiorità sé stesso come persona, ma a dare la giusta immagine del vero apostolo di Cristo. Egli sta parlando dell'apostolato cristiano.

Paolo si sente spinto dall'amore di Cristo che lo invia con forza verso tutti i fratelli egli va a loro con sguardo di fede e non spinto da criteri umani, cioè non bado se uno è giudeo o pagano e vado a lui col solo Vangelo di Cristo. L'ultima esortazione è a rimanere fedeli al Vangelo e a Cristo senza ricadere nelle tenebre del paganesimo, e, insieme, a rimanere fedeli anche all'apostolo stesso che li ha tanto amati e li ama ancora .

Anche con la comunità dei  Corinzi Paolo è molto severo.

afferma di avere autorità su di loro,

ironizza sul fatto che abbiano accolto con tanta facilità le parole dei nuovi venuti,

chiede il ravvedimento,

minaccia di essere duro e inflessibile alla prossima sua venuta ;

spera comunque che i Corinzi si ravvedano e tornino in sé

Tutta la sua severità è dettata solo dal fatto che Paolo vuole conservare gelosamente la comunità di Corinto nella fede vera e nell'adesione totale a Cristo.

  • L'apostolo termina la lettera dicendo: «Noi preghiamo per la vostra perfezione» .

"Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto."

 

 

 


postato da: asco alle ore 20:50 | link | commenti (10)
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